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A settembre, alla Bookique di Trento, abbiamo organizzato un caffè dibattito. Antonella Amadori aveva proposto il l’argomento “l’amore romantico” che è stato scelto fra tanti. Preoccupata per

Premesso che sono cattolica praticante e che otto anni fa ho divorziato dopo 25 anni di matrimonio, vi lascio immaginare che effetto mi abbia fatto, il mese scorso, accorgermi che l’amore romantico era l’argomento di cui avrei dovuto brevemente parlare.
Superata la tempesta emotiva iniziale, ho prima guardato in internet, ma non mi piaceva quello che ho trovato, e poi ho telefonato alla biblioteca civica x sapere se avevano saggi sull’argomento: mi hanno trovato “La psicologia dell’amore romantico” di Nathaniel Branden (morto poco meno di due anni fa) e la gran parte delle cose che dirò, confidando nella benevolenza dell’uditorio e della buonanima, sono una sintesi di quello che ho capito e che ho trovato interessante.

Innanzitutto, cos’è? E’ il legame spirituale, emotivo e sessuale fra due persone che si ammirano a vicenda, condividono i valori fondamentali, presentano una significativa affinità nell’atteggiamento verso la vita.

A cosa serve? Da quello che ho capito l’amore romantico è la risposta più efficace ad uno dei bisogni fondamentali degli esseri umani, e cioè al bisogno di riconoscimento.

Come? Attraverso:
1.  la visibilità psicologica: la persona amata viene vista e apprezzata per le stesse caratteristiche che essa stessa si riconosce come  qualità e in più, attraverso l’interazione con il partner esplora alcune parti di sè che prima ignorava, diventando così maggiormente visibile anche a se stessa
2.  la comunicazione: la persona amata racconta al partner il proprio mondo interiore, fatto di pensieri, desideri, fantasie e desidera conoscere il mondo interiore dell’altro, però, spesso, durante l’infanzia emozioni e desideri vengono censurati con tale efficacia che da adulti non è più possibile riconoscerli.

Sta di fatto che queste emozioni represse e questi desideri inconfessabili continuano comunque ad esistere: prenderne coscienza e trovare il modo di raccontarli è necessario alla costruzione e al nutrimento di un rapporto di intimità e fiducia (secondo il vecchio Nat nessun afrodisiaco è più potente dell’ascolto attento, partecipe, cordiale, non giudicante).

Quali sono le condizioni che permettono ad una persona di vivere un amore romantico?

1. l’autostima: chi apprezza e ama se stesso non ha difficoltà ad accettare l’apprezzamento di un’altra persona; al contrario di chi  non ha stima di sè e probabilmente si insospettisce in una situazione analoga
2. l’autonomia: non è possibile un amore romantico fra persone che non si scelgono liberamente in base ai propri valori (che non sempre sono gli stessi che hanno ricevuto con l’educazione); non è possibile amore romantico fra persone che non si assumono la responsabilità dei propri sentimenti, dei propri comportamenti, dei ropri bisogni
3. il tempo: non è possibile comunicare il proprio mondo interiore ad una persona che non è abbastanza interessata da rendersi  disponibile
4. il coraggio: la persona amata non è facilmente sostituibile e, per consegnare a qualcuno il telecomando della propria felicità, coraggio ce ne vuole. E tanto.

Le insidie:

  1. l’ansia da felicità: nel copione di alcune persone la felicità non è prevista e perciò quando si sentono felici vanno in ansia e sollevano problemi;
  2. la mancanza di realismo psicologico: gli esseri umani hanno le loro fragilità e chi non ha imparato a tollerare le proprie non tollera neanche quelle del partner;
  3. lo spirito di sacrificio: il sacrificio umano viene praticato nelle società a mentalità tribale a beneficio della sopravvivenza della comunità e non a caso l’a.r. ha perso il suo significato sovversivo in un contesto culturale-il XIX secolo-che ha legittimato i diritti individuali. Ed è proprio in quest’ottica di beneficio individuale che va inquadrata anche la reciproca disponibilità: essendo ognuno necessario al benessere dell’altro, la cura reciproca va a beneficio di entrambi; una relazione vissuta all’insegna del sacrificio di sé genera demotivazione o addirittura ostilità: non a caso il prodotto del sacrificio è un cadavere;
  4. bugie.

Problemi
-Se mi molla?
-Se cambia?
-Se muore?
-Se mi inganna?
– Se si ammala?

Sono tutte evenienze possibili, come reale è anche la possibilità che ognuno dei partners investa energie qualificate, intelligenza, sensibilità, creatività, competenza

In conclusione, considerati realisticamente:

  1. attrezzatura e motivazione dei soggetti in questione
  2. gli investimenti necessari per acquistare il bene in oggetto
  3. la manutenzione che il bene di cui sopra richiede per continuare ad esistere
  4. i possibili incidenti di percorso
  5. le turbolenze fisiologiche ed inevitabili
    il quesito di fondo resta il seguente: quante probabilità ci sono che il suddetto bene produca i benefici anelati?

Risposta: le stesse di vincere alla lotteria, laddove il solo biglietto che non vincerà mai è quello che non viene comprato

Antonella Amadori