Carl Rogers

David E. Russel nel 1986 finì il libro dedicato a Carl Rogers, dopo una lunga intervista, che chiamò: “Un rivoluzionario silenzioso”. Da queste tre parole si può intuire quanto Rogers fosse, pur nella sua genialità, un uomo abbastanza ordinario, con gli stessi timori e le difficoltà che ognuno di noi incontra durante il corso della vita. Ma è proprio da questa quotidianità che Rogers prende spunto. Dopo un viaggio in Cina comincia a riflettere sulla differenza tra la cultura occidentale e quella orientale, questo lo porta a riconsiderare il suo percorso da teologo e ritornato in America intraprende degli studi di carattere psicopedagogico. Alcune delle opere più importanti le scrive: una nel 1942, “Counseling and Psychotherapy”, che getta le basi della client-centered therapy e della psicologia umanistica, l’altra nel 1951, “Terapia centrata sul cliente”, che possiamo dire sia il manifesto del suo pensiero.

L’approccio

L’Approccio Centrato sulla Persona ha un concetto del tutto positivo della persona, tanto da enunciare che ogni individuo nasce e conserva in sè una energia attualizzante che lo spinge alla sua massima realizzazione possibile. Per esplicitare questo fa riferimento a delle piante di patate abbandonate in cantina che lui ha visto e di come i germogli fossero nati ugualmente e si protendessero, in forme contorte ma funzionali, verso quell’unico filo di luce che filtrava da una finestra. Per Rogers la vita ha sempre il sopravvento. È all’interno di ogni realtà e pulsa per espandersi. La persona ha in sè tutto per evolvere e sa da che parte andare; l’opera di aiutare è solo quella di creare il più possibile attorno alle persone, come le piante, un clima facilitante.