La mediazione

Di mediazione si sente parlare molto, ma pochi sanno veramente cos’è. È spesso associata al conflitto mentre esiste una mediazione che non si origina nel conflitto. Il verbo “mediare” è sovente confuso col gestire un conflitto a tu per tu o con l’idea di trovare un compromesso. Altre volte la mediazione è ridotta ad uno dei suoi numerosi campi applicativi e ad una mera metodologia. Se dico che sono mediatore, magari un avvocato penserà che opero in ambito civile o forse magari in ambito penale. Un altro penserà che mi occupo di mediazione interculturale. Un altro ancora che accompagno le coppie in crisi verso una separazione a tutela dei figli attraverso la mediazione familiare. A volte la mediazione non è distinta dalla conciliazione. Si parla ogni tanto di “mediazione obbligatoria”, il che è un ossimoro (poiché i due termini sono contraditori), come “mediazione facoltativa” è un pleonasmo (in quanto concettualmente ridondante). Gli ambiti della mediazione sono tantissimi e alle volte il termine è utilizzato abusivamente.

Tutta questa confusione mi ha portato a fare una ricerca ambiziosa destinata a gettare le basi di un’ontologia della mediazione. Uno dei primi obbiettivi della formazione da me proposta è quindi di chiarire cosa è e cosa non è. La mediazione è una, al di là dei suoi vari ambiti applicativi e avrò modo di dimostrarlo lungo questa formazione. Necessita competenze trasversali a questi ambiti e competenze specifiche all’ambito nel quale si vuole operare. Ma la competenza più impegnativa non sta nella conoscenza del contesto in cui si media, bensì nella capacità stessa di mediare. È questa capacità di mediare che mira questa formazione. Un buon mediatore dovrebbe essere capace di mediare in qualsiasi ambito, previo conoscenza del contesto specifico in cui media. Talvolta, questa trasversalità della mediazione sfugge ai mediatori stessi talmente centrati sugli elementi contestuali che perdono di vista la natura trasversale ed intrinseca della mediazione.

Inoltre, la mia ricerca ha evidenziato che prima di essere istituzionalizzata, la mediazione è una forma di interazione sociale rinvenibile nella vita quotidiana. Questo significa che si media e che si può mediare nella vita di tutti i giorni, fuori contesto professionale. Questo ovviamente presuppone certe condizioni che vedremo nella formazione.

La mediazione potrebbe essere vista come una messa in relazione laddove vi è disponibilità all’incontro e quando questa messa in relazione però suscita timori o apprensioni, o ancora quando uno dei protagonisti sente che la comunicazione a tu per tu rischia di andare storta senza l’aiuto di un terzo. La mediazione è quindi foriera di relazioni nuove e risolutiva di conflitti. Costituisce un fattore di progresso umano e sociale in quanto le relazioni sono il nutrimento dell’anima. La sua diffusione è limitata dal fatto che deve essere consensuale. Non può mai essere forzata e trattandosi di un processo comunicativo, presuppone una disponibilità a comunicare di tutte le parti. Tuttavia, per una non conoscenza della mediazione, limitiamo tanto le nostre possibilità di azione in tutti gli ambiti della vita professionale, familiare e sociale nei quali potremmo portare sinergia, armonia e benessere. Mediare vuole dire creare legami, significa portare la pace. È un’attività esigente, ma di profondo valore etico.

Tranne in alcuni ambiti come la mediazione civile, la professione di mediatore non è regolamentata. Questo non significa che non esistano mediatori che operino professionalmente. Esistono mediatori negli ambiti penale, familiare, interculturale, sociale, aziendale, affaristico, internazionale, ecc. Inoltre, la mediazione può esplicarsi in tanti ambiti della vita professionale da operatori che non sono mediatori di professione, ma che possono mediare in determinate situazioni. Infine, chiunque può mediare in certe condizioni nella vita sociale e familiare.

Vorrei quindi proporre una formazione che possa interessare a chi già media e vuole approfondire le proprie competenze mediative, a chi vuole diventare mediatore di professione, a chi vuole utilizzare la mediazione nella sua attività lavorativa e a chi vuole imparare a mediare nella sua vita personale. Si tratta quindi di una formazione aperta a tutti ed unica nel suo genere, nel senso che non si limita ad un ambito applicativo specifico, bensì abbraccia la mediazione nella sua essenza profonda, dandovi, oltre gli strumenti concettuali per capirla, una metodologia per esplicarla in qualsiasi contesto.

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Thierry Bonfanti

Psicologo, psicoterapeuta, mediatore e formatore con indirizzo “non direttivo interveniente”. Supervisore di diversi centri di mediazione (Modena, Bolzano, Trento). Insegna la mediazione in diverse università italiane e straniere (Trento, Verona, Strasburgo, Toronto) e all’ISPI di Milano. Pratica la mediazione in ambito penale, aziendale, interculturale e familiare.