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Dimensioni e scenari – una sintesi dal Convegno LED 2025

Dimensioni e Scenari 

 

Per tutti coloro che non hanno avuto modo di partecipare, ecco una sintesi delle relazioni introduttive del Convegno “Verso Relazioni Centrate Sulla Persona, tenutosi il 27 settembre 2025 in occasione dei 100 anni di Padre Livio Passalacqua.  I relatori, nonchè membri del comitato scientifico dell’associazione, si sono focalizzati sullo studio del contesto teorico e sulle dimensioni tematiche affrontate anche dalla call to abstract di cui sono stati raccolti e presentati i contributi. Le dimensioni includono le aree: psicologica, sociale, educativa, spirituale e organizzativa.

“Un centenario rogersiano nel segno della nonviolenza” di Dario Fortin

Il Convegno si è aperto con l’intervento di Dario Fortin, Professore aggregato di Scienze delle Professioni Sanitarie della Riabilitazione dell’Università di Trento. L’intervento si è concentrato inizialmente sulla celebrazione di Padre Livio Passalacqua, che compie 100 anni, una persona simbolo di un impegno di vita ispirato ai principi rogersiani e alla nonviolenza. Viene sottolineato come oggi ci troviamo in un mondo difficile, segnato da relazioni conflittuali, dalla pressione di un mercato predatorio, dall’uso pervasivo della tecnologia e da un clima di insicurezza. In questo contesto, l’esperienza di Villa Sant’Ignazio emerge come un modello di dialogo, aperto a credenti e non credenti, dove il rispetto della dignità delle persone diventa strumento concreto per contrastare la violenza. Fortin, inoltre, ha messo in luce il ruolo del Laboratorio di Educazione al Dialogo, che promuove pratiche educative capaci di trasformare positivamente la vita delle persone, valorizzando il lavoro di psicologi, educatori, volontari e professionisti del sociale. Infine, Fortin ha fatto un richiamo all’importanza di una nuova innocenza, ovvero coltivare relazioni autentiche, senza cercare di controllare tutto. Rappresenta quindi un invito concreto a costruire comunità capaci di trasformare la realtà attraverso il dialogo.

 

“Sinergie tra l’Approccio Centrato sulla Persona e la spiritualità ignaziana a Villa S.Ignazio” di Livio Passalacqua

La seconda relazione introduttiva è stata a cura di Livio Passalacqua, religioso gesuita, fondatore di Villa Sant’Ignazio e psicologo rogersiano. Padre Livio Passalacqua ha affermato che sia Rogers sia Sant’Ignazio operano in un contesto spirituale in cui il rispetto per le persone è centrale: Rogers con la sua attenzione all’empatia, Sant’Ignazio con la sua fede che riconosce l’essere umano come creato per conoscere e amare. Nonostante le differenze di linguaggio, i due “si incontrano fatalmente”, quindi ciò che è etico in uno trova riscontro nell’altro, creando una sorta di sposalizio inevitabile tra psicologia umanistica e spiritualità. L’intervento ha poi messo in evidenza che questa sinergia si realizza pienamente a Villa Sant’Ignazio, luogo dove l’apertura all’altro permette di coniugare pratiche di cura centrata sulla persona con valori spirituali profondi. Il messaggio chiave è quindi che la crescita personale e la dimensione spirituale non sono separate, ma fluiscono insieme, creando uno spazio in cui la persona può essere pienamente accompagnata.

 

“La nascita e lo sviluppo dell’Approccio Centrato sulla Persona a livello nazionale e internazionale” di Alberto Zucconi

Alberto Zucconi, psicologo, psicoterapeuta e fondatore dell’Istituto dell’Approccio Centrato sulla Persona si è invece concentrato sullo sviluppo dell’Approccio a livello nazionale e internazionale. Zucconi ha raccontato il percorso che ha portato alla diffusione in Italia e nel mondo dell’Approccio Centrato sulla Persona, sviluppato insieme a Carl Rogers. Ha ricordato come tutto sia iniziato con il primo corso a Roma nel 1979, a cui partecipò anche Padre Livio Passalacqua, allora giovane religioso curioso, e come quell’esperienza abbia creato una comunità di apprendimento capace di sperimentare. Zucconi ha sottolineato la combinazione di impegno rivoluzionario e rigore morale di Padre Livio, che, pur critico, era sempre onesto nelle responsabilità. L’intervento ha poi illustrato come l’approccio sia cresciuto in Italia, con la creazione di coordinamenti nazionali per psicoterapeuti e counselor. È stata anche evidenziata l’importanza internazionale dell’approccio, che si esplica attraverso ricerche pubblicate, collaborazioni con enti come l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), l’OIL (International Labour Organization), la World Academy of Art and Science e progetti di formazione per rifugiati e operatori in contesti di trauma, come quello più recente in Ucraina. Zucconi ha inoltre enfatizzato che l’Approccio Centrato sulla Persona non è solo tecnica, ma è anche una forma di amore non possessivo. Infatti, accogliere l’altro significa prima di tutto accogliere se stessi, imparare a fare pace con le proprie parti interne e, di conseguenza, contribuire alla pace nel mondo. Ha quindi raccontato come l’Approccio sia efficace anche in contesti istituzionali, dimostrando che metodi centrati sulle persone migliorano concretamente la qualità della vita sociale. Zucconi ha infine trasmesso un messaggio di incoraggiamento, che si traduce con la sicurezza che le esperienze di successo in Trentino e in Italia dimostrano che l’Approccio può essere applicato su scala internazionale. L’invito finale è quindi quello di sentirsi parte di una grande comunità globale, che promuove la pace sociale.

 

“La dimensione estetica della cura” di Marco Dallari

Marco Dallari, pedagogista e scrittore, ha poi introdotto il tema dell’estetica nella cura. Dallari ha iniziato sottolineando che le relazioni di cura, sia come professione sia come stile di vita, non devono limitarsi all’efficienza operativa. Una vera cura richiede una dimensione affettiva, capace di valorizzare il rapporto tra chi cura e chi è curato. Qui l’estetica viene interpretata come sensibilità emotiva, capace di arricchire l’esperienza di crescita interpersonale. Durante il suo intervento ha richiamato il pensiero di filosofi e pedagogisti come Alexander Gottlieb Baumgarten, Maria Zambrano, Luigina Mortari, secondo cui la cura non si limita all’accudimento, ma promuove la capacità di relazionarsi al mondo. L’esperienza della cura autentica contribuisce alla fiducia nel futuro, valorizzando la mente come un continuum fluido di vissuti simbolici. La cura di sé e la cura dell’altro sono quindi strettamente legate: accogliere l’altro significa accogliere se stessi, e proprio la pratica simbolica rende possibile questa accoglienza profonda. L’esperienza estetica diventa quindi uno strumento fondamentale per i professionisti dell’aiuto, perché solo così riescono a sviluppare una consapevolezza identitaria. L’intervento è stato infine concluso con un richiamo civile: la cura non può prescindere dall’attenzione al mondo.

 

“Con Rogers dietro le sbarre. Autoetnografia centrata sulla persona da Villa S. Ignazio alle carceri di massima sicurezza” di Charlie Barnao

Charlie Barnao, professore di Sociologia dei Processi Culturali e Comunicativi all’Università degli Studi di Catanzaro “Magna Graecia”, ha introdotto il suo intervento raccontando il suo arrivo a Villa Sant’Ignazio dopo un anno difficile di servizio militare nella Folgore. Cercava un luogo dove “rimettere ordine nella propria vita” e aveva trovato in Villa Sant’Ignazio un ambiente di accoglienza, costruito secondo l’approccio rogersiano. Nel vivere quotidiano con persone fragili Barnao sperimentava direttamente cosa significa accettazione dell’altro, scoprendo un clima che trasformava. Da sociologo, Barnao ha spiegato di aver applicato l’approccio rogersiano alla ricerca etnografica, cioè allo studio delle culture attraverso l’immersione diretta nel campo. Nel suo caso, trattandosi di ambienti che conosceva profondamente, ha sviluppato un metodo di autoetnografia, in cui il ricercatore studia se stesso come parte del fenomeno osservato. L’autoetnografia, quindi, è una sorta di “intervista a sé stessi”, un dialogo onesto in cui si cerca di comprendere il significato delle proprie esperienze, con rigore metodologico ma anche con apertura umana. Questo metodo, fondato sull’ascolto rogersiano, ha anche un potere terapeutico per chi lo pratica. L’esperienza di Villa Sant’Ignazio, “luogo rogersiano per eccellenza”, si contrappone a quella del carcere, che Barnao ha definito “l’anti-Rogers”. Nonostante ciò, ha raccontato come, insegnando sociologia della sopravvivenza in carceri di alta sicurezza, sia riuscito a introdurre spazi di parola in cui i detenuti potessero riflettere su di sé attraverso la scrittura auto-etnografica. Barnao ha quindi presentato tre casi emblematici di detenuti che, grazie a questo approccio, hanno trovato un senso nuovo alla propria storia: Salvatore Curatolo, mafioso e omicida, Sergio Ferraro, ex camorrista del clan dei Casalesi e Catello Romano, killer della camorra. Attraverso questi percorsi, Barnao ha mostrato che anche nei luoghi più duri è possibile aprire spazi di consapevolezza, dove la persona può tornare a riconoscersi. L’Approccio Centrato sulla Persona diventa così un ponte tra educazione e spiritualità, uno strumento di liberazione interiore anche “dietro le sbarre”. L’intervento si è quindi chiuso con un messaggio forte, ovvero che la trasformazione personale è possibile ovunque, se si crea un clima di ascolto autentico.

 

“La sfida di una salute centrata sulla persona” di Franco Perino

Franco Perino, Medico Dermatologo e Venereologo, ha incentrato il suo intervento sui concetti di salute e qualità della vita. Oggi si parla più di “qualità della vita” che di salute in senso stretto. Le componenti della qualità della vita si compensano tra loro. Ad esempio, anche chi ha una disabilità fisica può godere di una buona qualità di vita se dispone di senso di realizzazione. Un altro concetto fondamentale è che la salute non dipende solo da scelte individuali, ma anche da condizioni ambientali. In questo contesto, la povertà è definita “la causa delle cause”, perché chi ha meno risorse ha minore accesso ai servizi e conduce stili di vita più rischiosi. Per questo, non si può colpevolizzare il singolo se non sta bene: anche la società ha responsabilità collettive nella promozione della salute. Riprendendo un’altra definizione dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), la salute è anche vista come la capacità di adattarsi alle difficoltà della vita. In questo contesto, i professionisti della cura hanno un ruolo cruciale nell’accompagnare le persone nei momenti di fragilità, aiutandole a ritrovare risorse relazionali. Perciò, Perino propone un modello di medicina centrata sulla persona. Questo non significa “assecondare tutto”, ma integrare i desideri del paziente con le migliori evidenze scientifiche, in un dialogo rispettoso. La comunicazione diventa così parte stessa della cura, tanto quanto la terapia. Perino infine ha anche riflettuto brevemente sull’arrivo dell’intelligenza artificiale in medicina. Questa può essere un grande strumento di supporto, utile per i monitoraggi, ma non deve sostituire la relazione medico-paziente.

 

“Interdipendenza tra leadership matura e followership dentro le organizzazioni valoriali” di Antonio Samà

Antonio Samà, Ricercatore Universitario in Sociologia dei Processi Economici e del Lavoro all’Università della Calabria, è partito da una riflessione sul mondo attuale, segnato da meccanismi di “comando e controllo” che rendono le persone passive. In opposizione, le organizzazioni del terzo settore italiano hanno sperimentato forme di governo partecipative, fondate sulla democrazia organizzativa (“una testa, un voto”). Queste strutture propongono un modello di leadership “empowering”. In questo senso, la leadership diventa un atto d’amore, un modo per “migliorare la condizione degli altri”. In più, Samà sottolinea che una leadership matura non esiste senza una followership attiva, cioè senza collaboratori capaci di corresponsabilità. I “follower” non sono semplici esecutori, ma membri che partecipano alla costruzione delle decisioni. Una buona leadership, quindi, lavora per sviluppare la “leadership diffusa” in tutta l’organizzazione, rendendola più vitale. Un tema centrale ha anche riguardato la convivenza tra ruoli professionali e volontari. Il compito del leader è creare una cultura organizzativa che valorizzi entrambi, senza che i volontari diventino “pseudo-professionisti” o i professionisti si sentano sminuiti. Questo equilibrio è il cuore del clima organizzativo e della sua salute. Riguardo ai conflitti, Samà ha proposto la via dell’ascolto non violento. Il conflitto, secondo Samà, nasce spesso da incomprensioni più che da contrapposizioni reali. Quando si riesce a comprendere le ragioni dell’altro, il conflitto diventa generativo e può portare crescita. Quando invece è vissuto come una “guerra”, dove qualcuno deve perdere, distrugge il tessuto relazionale. Perciò, una leadership valoriale non teme di essere superata, anzi prepara la propria successione. Solo in questo modo le organizzazioni valoriali possono continuare a promuovere il bene comune.

scritto da Sara Giuffré