La bioenergetica incontra l’approccio centrato sulla persona

tra ricordi e riflessioni di Emanuela Weber Daini

Da anni, circa una trentina, attraverso i luoghi di Villa S. Ignazio. Dall’inizio degli anni 80 ho frequentato i primi corsi nell’approccio rogersiano e poi sono stata allieva dello IACP-Istituto dell’Approccio Centrato sulla Persona, nell’unica fortunata occasione in cui Villa è stata sede nazionale della Formazione quadriennale. Non ricordo tutti i nomi dei giganti dell’Approccio a livello internazionale che hanno sostato qui durante quel periodo, spargendo conoscenze e molta umanità, ma cito qualcuno: Charles Devonshire, Gay Swenson Garfield, George De Rita, Barbara Teemaner Brodley e molti altri.
Un periodo decisamente fertile in cui ci si esercitava, per tentativi ed errori, nelle tre condizioni necessarie e sufficienti che Carl Rogers aveva ritrovato fondamentali nella sua ricerca di un nuovo modo di essere con l’Altro. La grande rivoluzione dell’era umanistica che aveva messo al centro la Persona, la sua preziosa e irripetibile unicità, prendeva sempre più piede anche da noi.
Con il sostegno fisso di padre Livio Passalacqua che faceva parte dello Staff dei formatori, e accompagnati da una giovane coppia di psicoterapeuti: Alberto Zucconi e Patrizia Moselli, ora rispettivamente Presidente dell’Istituto IACP e Presidente della SIAB-Società Italiana di Analisi Bioenergetica!
Fu proprio grazie a Patrizia che mi inoltrai, parallelamente alla formazione rogersiana, sul sentiero della Bioenergetica, fondata da Alexander Lowen, medico psicoterapeuta americano, attratta dalla possibile integrazione della mente e del corpo visti come un’unità inscindibile. Questa digressione nasce dal desiderio di raccontare questa mia doppia “anima”, rogersiana e bioenergetica, che mi vede a Villa con differenti ruoli, la supervisione dei Settori Accoglienza e Ospitalità e la conduzione
di esercizi di Bioenergetica, e in qualità di docente nei trienni per la formazione dei Counselor a mediazione corporea per la S.I.A.B. a Milano.Per svelare le affinità tra Rogers e Lowen, i punti in comune dei due approcci e le posizioni divergenti ma non inconciliabili.
La fiducia nella fondamentale “bontà” e positività dell’essenza umana converge sia in Rogers che in Lowen: secondo gli autori vi è un nucleo profondo nell’organismo dell’essere umano che tende alla costruttività e alla realizzazione di sé. Sono eventualmente i condizionamenti repressivi dei bisogni vitali (secondo W. Reich, psicanalista precursore di Lowen) o la necessità di essere amato e accettato dalle figure genitoriali o  all’ambiente, secondo C. Rogers, che andranno a sviluppare la personalità nevrotica. E l’obiettivo del processo di cura è per entrambi gli approcci l’aiutare la persona a recuperare il contatto con , con il proprio nucleo biologico per riconoscere e soddisfare i propri bisogni vitali.
Un’altra sostanziale affinità consiste nel percorrere la strada delle emozioni, il sintonizzarsi su un sentire emotivo piuttosto che rischiare di perdersi nei processi razionali.
Per Rogers la capacità di empatia, il “sentire il mondo intimo e personale del cliente come fosse il proprio” è il pavimento di base per favorire una relazione umana che promuova la crescita unitamente ad un atteggiamento di sincera accettazione, senza pregiudizio. Per Lowen l’Empatia diventa corporea, la capacità di calarsi veramente nelle sensazioni corporee dell’altro, senza perdere di vista il proprio sentire. La congruenza rogersiana ovvero la capacità di essere una persona autentica, vera e presente a se stessa, in contatto coi propri sentimenti ed emozioni si affianca al concetto della bioenergetica di essere “well-grounded”, letteralmente  ben fondato, radicato nella propria unità psico corporea. In contatto con il proprio respiro che permette un accesso più profondo alle emozioni, centrato sulle percezioni fisiche che segnalano il proprio stato interno e ben radicato a livello corporeo attraverso uno scambio energetico tra piedi , gambe e terra.
La direzione delle due Scuole di pensiero nuovamente si allinea nei concetti di Consapevolezza e Responsabilità da parte del terapeuta, o del Counsellor, nel costruire una relazione empatica che possa prevedere una trasparenza rispetto al proprio mondo interiore solo se questo facilita la persona che esprime il bisogno. Un altro punto importante che fa combaciare i due approcci è la figura del Counsellor: anche nella formazione a mediazione corporea, la teoria rogersiana è una cornice strutturale e metodologica che permette di impostare la relazione di consulenza mentre i concetti bioenergetici diventano strumenti metodologici per comprendere maggiormente la persona nella sua globalità.
L’attenzione alla corporeità non significa però lavoro sul corpo che per la Bioenergetica rappresenta l’inconscio e pertanto, come per il counsellor rogersiano, non sono previsti interventi corporei che porterebbero nella sfera del profondo, di pertinenza del percorso terapeutico e quindi di una formazione accademica adeguata.
La non direttività dell’Approccio Centrato sulla Persona diverge dal modello bioenergetico di derivazione analitica: nel primo c’è la fiducia nella capacità di autoregolazione e nella “tendenza attualizzante” all’interno dell’individuo mentre nel secondo le resistenze e il transfert vengono trattati esplicitamente e affrontati anche energeticamente perché considerati sotto il livello della consapevolezza.
Quello corporeo rimane il campo che Rogers non ha sviluppato ma che si augurava fosse preso in considerazione dai suoi successori. La sua fiducia nelle emozioni “viscerali” in fondo è la stessa dell’approccio bioenergetico quando si parla di “saggezza del corpo”.
Diversi i modi di affrontare la via che conduce alla guarigione del Sè ma una fondamentale fiducia nella natura umana e un profondo rispetto della personalità del cliente/paziente.
E, non ultimo, resta il concetto fondamentale che collega come un filo rosso ogni scuola di pensiero della  psicologia: solamente una relazione umana ed empatica permette alle persone il raggiungimento di risultati soddisfacenti nel proprio cammino di crescita.
Sono profondamente grata a Rogers per la ricchezza insita nella sua filosofia che ho imparato a conoscere qui a Villa quando ho incontrato p. Livio nel 1984: non sapevo che sarebbe stato il primo passo dentro un mondo nuovo, dentro un modo di sentire e di vedere me stessa e gli altri, con un altro sguardo. Un modo di essere che ti cambia veramente la vita seppur ognuno incorpora le conoscenze e le traduce in modo molto personale e unico nella propria esistenza. E, tra i tanti, un ricordo commovente è stato piangere con Natalie Rogers, formatrice in un intensivo, proprio l’anno in cui suo padre Carl e mia madre Bianca Maria erano mancati a pochi mesi di distanza nel lontano 1987. Unite dal dolore della perdita e da una grande comprensione emotiva.

Sono profondamente grata a Lowen che mi ha permesso di scendere nel corpo, di farmi sentire sempre più “a casa”, di riconoscere l’energia come risorsa e come potenziale trasformativo di autoregolazione e  autoriparazione. Scendere nei piedi e ritrovare le radici, per onorare le sensazioni che stanno alla base delle emozioni. Permettere l’espressione di sé che conduce al possesso di sé.
Tanti anni fa ho avuto l’emozione di lavorare con lui e la cosa che mi colpì fu la sua grande vitalità, i suoi occhi lucenti e la sua presenza forte e di grande sensibilità. Aveva 83 anni, incredibile!, e aveva colto la mia storia solamente osservando la mia struttura corporea. E’ mancato a 98 anni e decisamente aveva incorporato la sua teoria, lavorando energeticamente ogni santo giorno!

E’ stata ed è una lunga strada da percorrere..! Questo è il piacere e la bellezza della Vita: camminare, imparare, cadere, rialzarsi e continuare così, nell’umiltà e nella consapevolezza che in ogni giorno c’è qualcosa da conoscere, da gioire, da piangere, da creare..E in questo il nostro respiro ci aiuta!

Mi fermo qui, dopo aver inevitabilmente contratto le riflessioni e i ricordi che salivano alla memoria e spero di aver contribuito con degli elementi a dare il senso del profondo collegamento che può esistere tra i due approcci  seppur così diversi, quando ne integriamo gli aspetti più aderenti al nostro modo di essere. Come in un buon matrimonio, le differenze diventano sfide costruttive e gli opposti creano armoniose connessioni.

Grazie!

Emanuela Weber Daini
ottobre 2015

Indicazioni bibliografiche:

  • Arrendersi al corpo” A. Lowen
  • Espansione ed Integrazione del corpo in bioenergetica. Manuale di esercizi pratici” A. Lowen e L. Lowen
  • Il counseling a mediazione corporea e i suoi contesti” L’analisi bioenergetica nelle relazioni di aiuto. A
    cura di P. Moselli
  • Il guaritore ferito” La vulnerabilità del terapeuta. A cura di P. Moselli
  • La terapia centrata sul cliente” C. Rogers
  • Da persona a persona” C. Rogers