Può un’amicizia durare tutta la vita? – Caffè dibattito
la narrazione di chi è arrivato da più lontano per questa esperienza
Può un’amicizia durare tutta la vita?
È stato questo lo spunto di partenza dell’edizione dello scorso 2 ottobre del caffè dibattito, un’occasione unica nel suo genere per mettere a confronto persone di diversa estrazione e provenienza, per provare ancora una volta e a dispetto dei tempi di isolamento in cui viviamo, a fare comunità. L’iniziativa, condotta dal dot. Thierry Bonfanti (psicologo psicoterapeuta, esperto in mediazione sociale, inventore, assieme al Dott. Michel Lobrot nel 1995 a Parigi, del caffè dibattito, che ha importato in Italia nel 2001) si è inserita all’interno della Festa del Rosario di Cognola, coordinata dalla proloco Argentario.
Nonostante la location fosse insolita (non si trattava infatti di un bar, dove solitamente viene svolta) e la frenesia dei preparativi della festa in piazza, che rendeva a volte difficile ascoltarsi, l’iniziativa ha visto la partecipazione di un buon numero di persone ed è stata condotta con successo dal dott. Bonfanti, che ha saputo rielaborare gli spunti offerti dai presenti, per dare vita ad importanti momenti di riflessione.
Dopo un primo momento di raccoglimento personale (in cui ciascun partecipante è stato invitato a riflettere su un recente accadimento che aveva vissuto e che lo aveva in qualche modo colpito) ai partecipanti è stato chiesto di condividere le proprie riflessioni con la persona seduta accanto, a condizione che non fosse già un conoscente. Ho così incontrato Carlo, col quale ho avuto un piacevole momento di conversazione e confronto, meravigliandomi, ancora una volta, di quanto possa essere semplice aprirsi, anche rispetto a tematiche personali, con uno sconosciuto.
Successivamente tutti i partecipanti sono stati invitati a proporre un argomento di discussione della serata; dai contributi di tutti sono emersi spunti davvero interessanti, tanto che più di uno avrebbe, a mio avviso, meritato di essere approfondito. Attraverso una votazione democratica (con tanto di ballottaggio) è stato quindi eletto il tema della serata, appunto: può un’amicizia durare tutta la vita?
E’ stato per me molto arricchente ascoltare i vari punti di vista che sono stati esposti, spesso corredati da racconti di esperienze personali, nei quali spesso le persone si sono aperte liberamente, raccontando di sé, sia nelle esperienze positive, che nei ricordi negativi, in maniera autentica e sincera.
Personalmente ritengo che proprio questa possibilità di raccontarsi e mostrarsi per come si è realmente (e quindi con le proprie gioie e dolori, che tutti noi viviamo) sia qualcosa di prezioso e raro nella nostra società moderna, affetta da quella che il dott. Bonfanti ha definito “positività tossica” trainata dai social network, che ci porta a mostrare sempre e solo il meglio di noi stessi e delle nostre esperienze di vita, nella convinzione – erronea- che sia necessario a tutti i costi cancellare le proprie fragilità, perché “se non stai bene vali di meno”.
Altri due spunti offerti da Bonfanti, per me fonte di riflessione, sono stati: “un comportamento non è uguale a un sentimento” ad indicare come il calo dell’investimento emotivo in una relazione può invero nascondere mille motivazioni, spesso difficilmente intuibili e “l’amicizia non pretende nulla, non è un dare/avere contabile”.
L’assemblea si è interrogata anche sul valore della fiducia nel rapporto amicale, che permette di mantenere salda una relazione, nonostante il passare del tempo e gli inevitabili momenti di allontanamento e sul concetto di amicizia disinteressata, che si verifica quando una persona tiene più all’altra che alla relazione di amicizia in sé ed alle attività svolte nel tempo trascorso insieme.
Sempre sul tema della fiducia, è stato per me spunto di riflessione quanto esplicitato da Thierry: “la fiducia in una persona non si costruisce quando quella sceglie di starti vicino nel momento del bisogno, ma piuttosto quando una persona chiede ad un’altra di stargli accanto in un dato momento di difficoltà” mostrando, in un ribaltamento della prospettiva comunemente condivisa, come la parte attiva non sia svolta tanto dal soccorritore, quanto piuttosto dal soccorso.
Quello che mi porto a casa da questa importante esperienza del caffè dibattito è un notevole arricchimento della mia prospettiva, del mio sguardo sulla realtà (che so non sarebbe stato possibile se avessi discusso il medesimo argomento con le persone che già conosco e frequento abitualmente) oltre che la sensazione che momenti come questo, di confronto e condivisione reciproca, siano quantomai indispensabili e necessari per contrastare l’isolamento, nonché le sempre più frequenti incomprensioni e conflitti che si vengono a creare nella vita di tutti i giorni.
Chiudo la mia riflessione con una metafora: partecipare al caffè dibattito è stato come poter finalmente indossare gli occhiali con le lenti giuste, permettendomi di guardare il mondo per com’è davvero.
Paola Tacca
(da Novara a Trento per l’occasione)
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